pOesia da una ragazza prO-ana
Le rade goccie di poggia scivolano più dalle malinconiche nubi grigistre leggere e armoniose, come se stessero danzando cullate dalla certezza della loro morte imminente e volessero a tutti i costi rimpire i loro ultimi secondi di pura arte. Piccoli stilli suicidi e superbamente meravigliosi nella loro elementare consistenza. Nel momento in cui s'infrangono sull'erba, inghiottiti dall'immenso verde scuro illuminato solo dal riflesso opaco delle stelle e da una pallida luna che sembra malata, producono un suono dolcissimo, un requiem straziante e assolutamente melodioso nello stesso tempo, una sinfonia d'addio da cui l'udito e il cuore non possono essere distolti. Che affresco affascinante la notte ha dipinto coi colori uggiosi delle lacrime del cielo nero! Con che puerile sentimentalismo questa sciocca, piccola fata cerca di descrivere la suggestione che provoca in lei quel pianto sottile delle nuvole lontane! Vorrebbe essere come loro, vibrarsi in volo con la loro stessa leggiadria, con quella stessa grazia ed eleganza distinta che solo una goccia di pioggia possiede. Mi rifletto nello specchio d'acqua di una pozzanghera e mi si stringe il cuore nel vedere che, nonostante le mie ali siano sottili come quelle di una farfalla, l'immagine del mio corpo è grottesca e pesante, un fagotto informe troppo goffo per spiccare il volo, troppo ridicolo, troppo ingombrante, troppo gonfio, troppo ... troppo e basta. Vorrei essere una goccia di pioggia perchè essa è bella e non pesa nulla. La mia vita durerebbe un istante, un attimo di mesta perfezione e leggerezza, eterea sorriderei al selciato che mi attende, bella... da morire! Ma un blando istinto di sovravvivenza non ancora corroso da lei, amica e consigliera, mi ostacola chiedendomi: ne varrebbe davvero la pena?
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